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| L'ALTRO FIGLIO |
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Come tantissimi altri testi, è la
riduzione teatrale di una novella operata dallo stesso Pirandello. I temi affrontati sono due,
entrambi attualissimi. Il primo è quello dell’emigrazione e dei suoi effetti su chi resta nel paese d’origine. Questo tema, in
fondo, non ha mai smesso d’esistere. Quindi come fa a non essere attuale? Il secondo
è quello della violenza alla donna ed a una delle conseguenze che ne
possono derivare. Pirandello l’ha ambientato in un particolare periodo storico, nel 1900,
quando ancora non s’erano esauriti del tutto alcuni effetti prodotti dalle guerre di
liberazione e per l’unità d’Italia. “L’altro figlio” è anche parte integrante del film ad
episodi, capolavoro dei fratelli Taviani, “Kaos”, con musiche del maestro Nicola Piovani,
basato esclusivamente sulla sceneggiatura di alcune novelle di Pirandello. |
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| L'IMBECILLE |
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Il tema affrontato in questo dramma è quello del fanatismo
politico e di come esso sia capace d’annebbiare la ragione, al punto da far passare in
secondo piano la dignità umana. D’altronde scopriamo l’acqua calda se affermiamo che
questo è l’effetto tipico di tutti i fanatismi, quello religioso in testa e quello politico subito
a ruota. Per cui il vederne in questa messinscena, tratta dall’ennesima relativa novella,
l’aspetto paradossale evidenziato con grande maestria, da quel profondo conoscitore
dell’animo umano quale era il nostro, non può che farci riaffiorare l’amarezza per la palese
impotenza a non saperlo sconfiggere. |
| CECE' |
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Ciò che
salta subito agli occhi, leggendo Cecè, è la semplicità con cui in poche battute Pirandello
sintetizza tutta la filosofia affrontata in un intero romanzo, “Uno, nessuno e centomila”.
Naturalmente, ciò che là, nel romanzo, è ampiamente approfondito, in Cecè non poteva
avere lo stesso risalto né lo voleva Pirandello per primo. Ma l’averla appena accennata, in
una storia in cui primaria è, invece, la capacità sopraffina del protagonista a raggirare
chiunque, con classe ed eleganza, per ottenerne cospicui vantaggi, con le vittime,
paradossalmente, convinte di dovergli essere riconoscenti, non fa che amplificare la stima
universalmente tributata al grande drammaturgo e filosofo siciliano. Tanto più se si
considera che la leggerezza caratterizzante “Cecè”, se confrontata con la maggior parte delle
sue opere, rende la tesi filosofica più assimilabile, tra la spassosa ilarità. |
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